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CARITÀ PELOSA: NELLA COMUNITÀ DI DON VITALIANO
NIENTE OBOLO DI SAN PIETRO

36768. MERCOGLIANO-ADISTA. Se la Chiesa si dimostra sorda alle richieste di rinnovamento spirituale che salgono dal basso, l’unica soluzione è astenersi dal sostenerla. Anche economicamente. Ha spiegato così, don Vitaliano Della Sala, amministratore parrocchiale della chiesa dei santi Pietro e Paolo di Mercogliano, la decisione di invitare i suoi fedeli a non destinare il proprio 8 per mille alla Chiesa cattolica e di non devolvere le offerte raccolte nella giornata del 24 giugno alle opere di carità del papa, il cosiddetto Obolo di san Pietro (tradizione di origine medievale, formalizzata da Pio IX con un’enciclica nel 1871, all’indomani della breccia di Porta Pia che decretò la morte dello Stato pontificio e la fine del potere temporale del papa): meglio dirottarle sul Fondo di solidarietà per le famiglie in difficoltà economica da poco istituito a Mercogliano da tutte le associazioni laiche e religiose del territorio.

«Dopo le recenti notizie riguardanti il Vaticano, che, tra l’altro, sono una ulteriore prova dell’opaca gestione della sua banca (Ior) e delle sue finanze, penso sia un dovere cristiano dare un segnale forte perché si metta subito mano ad una riforma seria dello Ior e della Curia vaticana», ha spiegato sul suo blog (donvitaliano.it, 23/6). «I soldi che raccogliamo dovrebbero essere destinati a opere di carità del Santo Padre – ha proseguito –, ma andrebbero ad alimentare le casse dello Ior, che è al centro di strane vicende». Don Vitaliano non per questo mette in discussione la figura di Benedetto XVI, che definisce «teologo eccelso» e «uomo onesto» ma, si domanda, «cosa c’entra una banca con il Vaticano e con la missione della Chiesa cattolica?».

Considerazioni che, nelle settimane passate, avevano indotto don Vitaliano a sollecitare i parrocchiani a non versare neppure il proprio 8 per mille alla Chiesa cattolica. Prendendo parola sul VatiLeaks che aveva appena cominciato a scuotere i sacri palazzi, aveva espresso solidarietà a Paolo Gabriele, il maggiordomo del papa arrestato con l’accusa di essere uno dei “corvi”. «È finito schiacciato – aveva commentato annunciando la campagna per l’astensione dall’8 per mille alla Chiesa (Ansa, 26/5) – tra chi chiede una Chiesa che sia una sorta di super potenza, con le articolazioni e l’organizzazione proprie di questa, e quanti vogliono una Chiesa altra, evangelica, riformata, essenziale e povera». «Preti e laici, la Chiesa che sta in basso, non hanno alcuna voce in capitolo, la loro ansia di rinnovamento spirituale, che chiedono anche e soprattutto alla Chiesa che sta in alto, non viene ascoltata. Non resta dunque che astenersi dal sostenere chi si dimostra sordo e distante». Spero, proseguiva, che Benedetto XVI, «colga queste vicende come l’occasione per la Chiesa di volgere al bene ciò che si è presentato con le caratteristiche del male»: «Fino a quando le distanze tra base e vertice saranno quelle che conosciamo – concludeva –, la Chiesa di Roma e quella che vive ogni giorno nel mondo finiranno per allontanarsi sempre di più».

Già lo scorso anno lo scandalo pedofilia esploso nel 2010 aveva fatto registrare un crollo delle offerte dell’Obolo di san Pietro, passate dai 65 milioni di euro del 2009 ai 46 del 2010, con una diminuzione percentuale del 30% (v. Adista n. 55/11; i dati dell’8 per mille relativi al 2010 non sono ancora noti, le ultime cifre disponibili fanno riferimento alla dichiarazione dei redditi del 2008). Che le rivelazioni di questi mesi causino un’ulteriore emorragia? (ingrid colanicchia)



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