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NO, NO E ANCORA NO. I BOY SCOUTS
D’AMERICA NON CAMBIANO LINEA SUI GAY

36806. IRVING-ADISTA. È giusto continuare con la politica di esclusione dei gay dalle proprie file: lo ha ribadito, suscitando polemiche, l’associazione maschile degli scout statunitensi, Boy Scouts of America, che conta oggi più di quattro milioni di aderenti tra i 7 e 21 anni, in occasione di un incontro riservato di una commissione composta da 11 membri dell’organismo, avvenuto alle porte di Dallas, in Texas, in cui sono state tratte le conclusioni di una verifica, avviata nel 2010, sulle modalità e gli standard di adesione. La politica corrente di esclusione dei gay, dunque, è stata giudicata, in una dichiarazione ufficiale, «assolutamente la migliore per i boy scout». Sono state spazzate via, quindi, le numerose richieste – provenienti tanto da aderenti quanto da membri della direzione – di una maggiore apertura e di una rivalutazione dei requisiti per entrare a fare parte dell’associazione.  L’esclusione delle persone omosessuali era peraltro stato giudicata perfettamente legale dalla Corte suprema americana che, nel 2000, aveva sancito il diritto di un’organizzazione di selezionare i propri aderenti a seconda di criteri autodeterminati. Essa, infatti, aveva ribaltato una sentenza del tribunal del New Jersey che aveva stabilito che I boy scouts reinserissero un loro membro, James Dale, che era gay. La decisione della Corte Suprema, presa con 5 voti a favore dell’organizzazione e 4 contro, riflette, in realtà, il forte dissenso tra i giudici in materia.

«La grande maggioranza dei genitori di ragazzi a cui ci rivolgiamo tiene al proprio diritto di affrontare le questioni relative all’orientamento omosessuale all’interno della famiglia, con l’aiuto di consiglieri spirituali e al momento e nel contesto più opportuni», ha spiegato il 18 luglio il direttore esecutivo dei Boy Scouts, Bob Mazzuca  nella dichiarazione inviata al Los Angeles Times. «Comprendiamo che nessuna politica individuale sarà in grado di rispondere alle molte diverse opinioni all’interno della nostra associazione».

Che però il consiglio direttivo dell’organismo sia spaccato al suo interno è emerso dalle posizioni di alcuni membri, tra cui Randall Stephenson, probabile nuovo presidente dei Boy Scout nel giro dei prossimi due anni. E numerose critiche all’attuale politica sono emerse anche di recente nel caso dell’allontanamento di un diciannovenne, Eric Jones, scout da dieci anni e impegnato come camp counselor (assistente di campo), perché gay. Mentre organizzazioni come le “Girl Scouts of the Usa”, il “Boys and Girls Club” e persino l’esercito americano  non hanno problemi ad accettare persone omosessuali, ha affermato Herndon Graddick, presidente della “Gay and Lesbian Alliance against Defamation”, «i Boy Scouts of America devono trovare un modo per trattare i ragazzi e i loro genitori in modo equo. Fintanto che questo divieto sussisterà, gli scout continueranno a mettere i genitori in una situazione in cui dovranno spiegare ai loro figli perché alcuni scout e leader fortemente impegnati vengono allontanati solo a causa di ciò che sono».

Anche a livello di base questo divieto è percepito come un’ingiustizia, tanto che 300mila persone, finora, hanno firmato una petizione che chiede il reinserimento di una leader scout locale, Jennifer Tyrrell, lesbica dichiarata, che è stata rimossa dal proprio incarico.

Ciò che stupisce maggiormente nella decisione di non cambiare i requisiti attualmente in vigore è la motivazione che ne è stata data: la necessità, cioè, di lasciare alle famiglie la gestione dell’omosessualità dei figli. «In che modo – si chiede l’editorialista del Los Angeles Times Karin Klein – aprire le porte a membri e leader gay e lesbiche può incidere su questo aspetto? Non è che gli incontri scout siano occasioni per parlare dell’orientamento sessuale. I ragazzi che vogliono diventare scout sognano di fare i campi,  di costruire casette per gli uccelli insieme e di fare tiro con l’arco, ma non di mettere in piazza le differenze sessuali. L’idea che dei genitori perdano il diritto di presentare il tema della sessualità ai loro figli se venissero ammessi tra i boy scout persone omosessuali non è una ragione percepibile». (ludovica eugenio)



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