Adista
Mar 21 maggio 2013
Adista ::. Archivio anno 2006 ::. Adista Notizie n. 71
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  • Terra rossa. Viaggio nel cuore della Tanzania
  • LA VIA APERTA DA GESU'
  • ALLA SINISTRA DEL PADRE
  • CERCARE SE STESSI... PER TROVARE DIO. Omosessualita', Chiesa, fede, Vangelo, Spirito
  • Il processo all'Isolotto
  • IO CREDO. DIRE LA FEDE ADULTA
  • MARITO & MARITO
  • CORREGGERE LA CHIESA. CONFESSIONI DI UN VESCOVO
  • IL SORRISO DELL'ASINO. Una teologia leggera per cercatori scalzi
  • DA SUDDITI A CITTADINI. Il percorso della democrazia
  • CONCILIO E ANTICONCILIO
  • LA VIA APERTA DA GESU' /2 Marco
  • SPECIALE TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE
  • LA VIA APERTA DA GESU' /3 Luca
  • PUNTO. E A CAPO? LA CHIESA DI RATZINGER E LE SFIDE DEL FUTURO
  • CHIESA DI TUTTI, CHIESA DEI POVERI
  • DIVINO NATURALE. La teologia in ascolto della scienza
  • FINANZA E POTERE NELLA CHIESA
  • NELLE MANI DI GOLIA. I diritti delluomo tra Stato e mercato (ai tempi della Rete)
  • CRONACHE DAL FUTURO. Zeffirino II e il dramma della sua Chiesa
  • GLI INDIPENDENTI DI SINISTRA. Una storia italiana dal Sessantotto a Tangentopoli
  • PACEM IN TERRIS: L'ENCICLICA DELLA DIGNITA' UMANA


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ALTRI LUTTI
IN BRASILE:
LA CHIESA
STA PERDENDO
I SUOI PROFETI

33580. BALSAS-ADISTA. Sta perdendo i suoi vescovi più impegnati e profetici la Chiesa brasiliana: dopo la scomparsa praticamente simultanea di due grandi esponenti della generazione di Medellín, dom Antonio Fragoso, vescovo emerito di Cratéus, coraggioso oppositore della dittatura militare, e dom Luciano Mendes de Almeida, arcivescovo di Mariana e presidente della Conferenza episcopale brasiliana dal 1987 al 1995 (v. Adista n. 61/06), altri due pastori hanno perso la vita. Il 18 settembre scorso è morto, investito da un'auto, mons. Gianfranco Masserdotti, vescovo di Balsas, nello Stato del Maranhão, e, dal 1999, presidente del Cimi, il Consiglio indigenista missionario. Nato a Brescia nel 1941, comboniano, Masserdotti era stato consacrato vescovo della diocesi di Balsas nel 1995 e aveva scelto come motto "Perché abbiano vita", impegnando tutte le sue forze nel compito di tradurre l'intenzione in realtà. Sempre coraggiosa e appassionata è stata infatti la sua difesa dei poveri, degli indigeni, del loro diritto a una "terra senza mali", antico mito degli indios Tupis-Guaraní che, come ha ricordato alla Misna p. Antonio Guglielmi, missionario comboniano e confratello di monsignor Masserdotti, il vescovo definiva come "un luogo senza dolore, dove le piante nascono spontaneamente, la manioca è già disponibile in farina e la cacciagione va da sé nelle mani del cacciatore": un sogno per cui "vale la pena vivere e seminare quelli che un giorno saranno alberi e frutti di pace". In occasione della scomparsa di Mendes de Almeida, mons. Masserdotti aveva scritto: "la vera morte avviene quando riponiamo la nostra speranza e il senso della nostra vita nel possesso, nel potere, nel piacere senza limiti, quando chiudiamo il nostro cuore al prossimo e ci lasciamo trasportare dall'egoismo. La vera morte avviene quando ci lasciamo prendere dal timore di perdere la nostra vita a causa di Gesù e del Vangelo". Appena quattro giorni prima un altro lutto aveva colpito la Chiesa brasiliana: in un incidente automobilistico, il 14 settembre, ha perso la vita dom José Mauro Pereira Bastos, vescovo di Guaxupé, in Minas Gerais, e vicepresidente della Commissione Pastorale della Terra. Sempre in prima linea nella difesa dei lavoratori rurali, dom José Mauro aveva preso parte, in agosto, alla X Romaria della Terra e delle Acque in Minas, condannando duramente la politica di devastazione ambientale portata avanti nella regione dal governatore Aécio Neves, del Partito socialdemocratico: "Vogliamo ricordare - aveva detto in quella occasione - il clamore delle acque, dei tanti fiumi uccisi. La memoria di tanti fiumi avvelenati, che continuano a morire davanti a noi (…). Qui, nel Nord di Minas, stiamo uccidendo il cerrado (savana tipica delle regioni secche, ndr). La monocoltura di eucalipto che si impone, il cerrado che brucia, il carbone che viene portato via. È il cerchio maledetto ignorato dai nostri governanti". E aveva aggiunto: "dobbiamo dimostrare di essere un popolo, di saper usare e riconoscere la grande forza di cui disponiamo, che è la forza del nostro voto, del nostro grido di cittadini. Torneremo alle urne guardando un po' meglio, togliendo i nostri voti dalle mani degli amici, della tradizione, dalle mani di coloro che ci illudono ogni volta e sempre di più". (claudia fanti)


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