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ELEZIONI: SMONTARE IL “PORCELLUM” DALL’INTERNO.
UNA PROPOSTA DEI COMITATI DOSSETTI PER LA COSTITUZIONE

35942. BOLOGNA-ADISTA. L’attuale legge elettorale, la “porcata” di Calderoli, non solo, con le soglie di sbarramento, non garantisce la democratica rappresentanza di tutte le forze politiche, ma nemmeno assicura la governabilità con il “premio di maggioranza”, come ha dimostrato la battaglia all’ultimo voto dello scorso 13-14 dicembre. Tuttavia i partiti, soprattutto quelli di governo, non vogliono modificarla – perché è per loro quasi certezza di vittoria – e quelli di opposizione non riescono a mettersi d’accordo fra di loro. Il rischio, allora, è andare ad elezioni con una legge che riproporrà gli stessi problemi e i medesimi meccanismi, in un infinito circolo vizioso.
Ma c’è una possibilità che consentirebbe di vanificare gli effetti perversi della legge, anche senza modificarla, così da poter eleggere un nuovo Parlamento per una «legislatura di ricostruzione e di dialogo»: dare vita un cartello elettorale – quindi né politico né tantomeno di governo – da una parte all’altra dell’arco costituzionale, da Fini a Diliberto, che, sfruttando proprio la legge Calderoli, superi gli sbarramenti e renda impossibile l’assegnazione del premio di maggioranza, e dopo le elezioni si possa riaggregare secondo compatibilità ed omogeneità per governare il Paese.
La proposta, elaborata dai Comitati Dossetti per la Costituzione sarà presentata in un’assemblea pubblica a Bologna il prossimo 28 gennaio: potrebbe apparire cervellotica e machiavellica ma in realtà è una possibile via d’uscita per rendere inoffensiva la legge Calderoli, senza modificarla, operazione del resto impossibile con gli attuali rapporti di forza. La legge infatti sbarra il passo ai partiti che non raggiungono la soglia del 4% (alla Camera) e dell’8% (al Senato) e assegna il premio di maggioranza solo nel caso in cui una coalizione non ottenga 340 seggi alla Camera e il 55% al Senato. Ma se invece questo accadesse, non ci sarebbe nessun “premio” capace di manomettere il risultato elettorale. «È sufficiente cioè – scrivono Raniero La Valle e Luigi Ferrajoli, presidente e vicepresidente dei Comitati Dossetti – che tutte le forze e i partiti interessati a un Parlamento eletto, almeno per la prossima legislatura, senza l’alterazione del premio di maggioranza, stabiliscano un “collegamento” in una coalizione non di carattere partitico-politico ma tecnico-istituzionale, che per la sua estensione, superiore a quella necessaria e possibile per la formazione di un governo, possa conseguire per volontà dell’elettorato più di 340 deputati e del 55% dei senatori in ogni regione. In tal caso non ci sarebbe alcun premio di maggioranza; a tutti i partiti, anche a quelli che avessero dato vita a una coalizione opposta, i seggi sarebbero attribuiti in modo proporzionale secondo la effettiva forza di ciascuno e, non essendoci alcuna ragione che dei partiti siano esclusi dalle coalizioni, per tutti la soglia di sbarramento si abbasserebbe al 2% alla Camera e al 3% al Senato».
Questo uso della legge Calderoli, proseguono, prevede «un collegamento di carattere tecnico-istituzionale  in una coalizione che potrebbe andare da un capo all’altro dello schieramento politico, ferma restando la comune fedeltà ai valori fondamentali di democrazia e di libertà, e non esclude che all’interno della medesima coalizione, nella stessa campagna elettorale, singoli partiti o alleanze di partiti si candidino a governare, illustrino agli elettori il loro specifico programma e propongano una guida e un ceto di governo; ogni partito e forza politica, dentro e fuori la coalizione, manterrà cioè la propria identità e la propria prospettiva ideale e politica e mostrerà le proprie capacità di aggregazione in vista di obiettivi condivisi; sarà poi, sulla base di risultati elettorali non manipolati, che le ipotesi di governo suffragate dal più largo consenso dei cittadini, potranno tradursi in realtà, in modo che sia nello stesso tempo salvaguardata la governabilità, assicurata da forze omogenee, e la rappresentatività dell’intero corpo elettorale nel rapporto di fiducia col governo e nell’opera delle riforme».
Questa rimane «forse l’unica via», concludono La Valle e Ferrajoli, per «avviare una ricomposizione dell’unità spirituale e politica dell’Italia» e dare vita ad una «legislatura di carattere ricostruttivo e ricostituente». (l. k.)



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