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«OMISSIONI, DISTORSIONI, TRAVISAMENTI».
LA JOHNSON SMONTA LA CONDANNA DEI VESCOVI USA

36184. NEW YORK-ADISTA. La commissione dottrinale dei vescovi statunitensi che ha condannato il suo libro del 2007, Quest for the Living God: Mapping Frontiers in the Theology of God (v. Adista nn. 30, 32, 35/11), ha frainteso, male interpretato e mal rappresentato la sua opera: lo ha scritto la stessa teologa suor Elizabeth Johnson, docente di Teologia sistematica alla gesuita Fordham University di New York, in una lettera di 38 pagine indirizzata alla Commissione stessa, di cui il settimanale Usa National Catholic Reporter ha ottenuto una copia, leggibile sul sito (6/6).

Il volume, ampiamente utilizzato in questi anni come libro di testo nelle università e facoltà cattoliche, e oggetto, da un anno a questa parte, di indagine da parte dei vescovi Usa, contraddirebbe, secondo questi ultimi, il magistero e minerebbe il Vangelo. Accusati da buona parte del mondo cattolico statunitense di non aver osservato le linee guida da essi stessi approvate riguardo al rapporto tra teologi “inquisiti” e vescovi, non avendo intessuto alcun dialogo con la Johnson prima di arrivare alle conclusioni dell’indagine, piuttosto tardivamente i vescovi hanno offerto all’autrice la possibilità di esprimere le proprie ragioni: opportunità che lei ha colto con questa lettera.

La teologa critica «alcuni passi falsi» commessi dalla commissione – presieduta dal card. Donald Wuerl (arcivescovo di Washington) – che avrebbero compromesso l’accuratezza della valutazione: in particolare, la decisione che il libro non assumeva come punto di partenza la fede della Chiesa, l’interpretazione della sua critica del teismo moderno come critica della fede della Chiesa e la valutazione della sua posizione sul linguaggio religioso come orientata allo scetticismo kantiano. «Date queste errate letture, ciò che segue, per forza, non coglie il punto», afferma la Johnson. «Le idee vengono estrapolate dal contesto e distorte per significare ciò che chiaramente non significano. Vengono composti falsi dilemmi. Numerose omissioni, distorsioni, e aperti travisamenti minano la lettura». Ne consegue, argomenta la teologa, che il giudizio conclusivo sulla non aderenza del testo al magistero della Chiesa «non è inoppugnabile».

Anche sulla procedura adottata dalla Commissione la Johnson esprime una critica molto dura: il fatto che il libro, afferma, sia stato portato all’attenzione da persone sconosciute, sia stato esaminato per un anno e poi condannato prima che l’autrice ne venisse informata è parte rilevante del problema: «A parere mio, sarebbe stato meglio che questo dialogo si svolgesse prima della pubblicazione del giudizio» dei vescovi; se poi la commissione dottrinale «avesse voluto ancora fare una dichiarazione, almeno sarebbe stata basata su una lettura accurata di ciò che il libro in realtà dice».

Il tono si fa ancora più aspro quando la teologa si chiede quale sia stato il metodo di indagine adottato dai vescovi: «Ognuno dei nove vescovi membri o dei loro teologi ha letto il libro e preso appunti? Hanno discusso i punti da criticare e hanno dibattuto pro e contro? Hanno votato sul documento finale?», si chiede, dal momento che «i numerosi travisamenti del libro evidenti nelle osservazioni [dei vescovi] mi spingono a chiedermi se la commissione non possa trovare un modo più soddisfacente di procedere per garantire risultati più accurati».

Oltretutto, «una semplice cortesia umana» avrebbe suggerito che esprimere una critica pubblica senza avvertire «non è un modo generoso né rispettoso di trattare un adulto»: «Se non fosse stato per la gentilezza dell’arcivescovo Timothy Dolan, mio vescovo, avrei saputo della dichiarazione su internet o sul giornale»; se la procedura fosse stata più dialogica, forse i vescovi si sarebbero attirati in misura minore le critiche dell’opinione pubblica e del mondo della teologia, spiega, facendo evidentemente riferimento alle dure prese di posizione della Catholic Theology Society of America (di cui è stata presidente) e della College Theology Society nei confronti del provvedimento episcopale, ma anche alla dichiarazione indignata firmata, il 19 aprile scorso, da 180 colleghi docenti della Fordham University. Questi ultimi, esprimendo il loro «appoggio incondizionato» alla Johnson, avevano chiesto ai vescovi di porre in qualche modo rimedio alla «mancanza di rispetto e considerazione» nei confronti della eminente teologa. E la cosa aveva sortito qualche effetto, visto che, meno di dieci giorni dopo, il cappuccino p. Thomas G. Weinandy, direttore esecutivo della Commissione dottrinale, aveva risposto affermando di «prendere sul serio le preoccupazioni» dei docenti e di non aver mai inteso «infangare la reputazione» della teologa né mettere in discussione il suo impegno e il suo servizio, ma di voler offrirle l’avvio di un dialogo.

L’8 giugno scorso, Weinandy ha detto all’agenzia Catholic News Service che la Commissione dottrinale discuterà la risposta di sr. Johnson in occasione della prossima assemblea episcopale, in programma a Seattle dal 15 al 17 giugno. (ludovica eugenio)



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