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Ven 01 agosto 2014
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TUTTI A CACCIA DELLA “BALENA BIANCA”.
PROSEGUONO LE GRANDI MANOVRE AL CENTRO

36252. ROMA-ADISTA. La sintesi più efficace di quello che sta accadendo in queste settimane nel mondo cattolico impegnato in politica e nelle stanze vaticane e curiali l’hanno fatta l’opusdeista Paola Binetti e il ciellino Rocco Buttiglione, parlando in libertà a margine di uno degli ultimi incontri politico-clericali, usando il linguaggio parabolico e il registro ecclesialese: «Adesso è il tempo della semina, poi ci sarà la crescita, infine arriverà la raccolta». Perché si moltiplicano manovre, incontri privati e raduni pubblici (l’ultimo lo scorso 19 luglio) di politici cattolici di tutti gli schieramenti – tranne l’area cattolico-democratica e i cristiano-sociali, saldamente ancorati al Partito democratico – ed ecclesiastici di prima e seconda fila con un obiettivo preciso: ricostruire un soggetto politico centrista che si faccia interprete dei desiderata ecclesiastici e che nel futuro possa guidare o perlomeno orientare le scelte di un centro-destra post-berlusconiano.

 

Verso il “partito di Dio”

Si è mossa innanzitutto la Conferenza episcopale italiana prima con l’annuncio del rilancio delle scuole di formazione politica, poi con l’intervento del segretario generale mons. Mariano Crociata al convegno «Cattolici e cattolici a confronto» quando ha rivolto ai politici presenti (da Buttiglione a Pisanu, dalla Binetti a Fioroni) la domanda «unità sui valori o partito unico?», infine con lo stesso presidente card. Angelo Bagnasco che ha ribadito la necessità dell’«unità politica dei cattolici» sulla base dei «valori non negoziabili» (v. Adista n. 51/11). Subito dopo si è attivato il segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone, che non ha agito in prima persona, ma ha incaricato un suo fedelissimo, anch’egli salesiano, mons. Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, che ha animato una serie di incontri, riservati e no, a cui hanno partecipato politici centristi di entrambi gli schieramenti (Buttiglione, Fioroni, Binetti, Cesa, Pisanu, Pezzotta, Bobba, Sarubbi) e rappresentanti dell’associazionismo cattolico (Acli, Azione Cattolica, Rinnovamento dello Spirito, Cisl, Compagnia delle Opere, Confcooperative, Movimento dei Focolari), incoraggiando esplicitamente la rinascita di un partito cattolico, che abbia come programma politico il Compendio della Dottrina sociale cattolica e che si avvalga «di una paternità o maternità» da parte della Chiesa (v. Adista n. 57/11). Un interventismo, quello del segretario di Stato vaticano, che, in una sorta di competizione fra strutture ecclesiastiche, ha infastidito la Cei: i vescovi si sono sentiti scavalcati – cosa assai frequente, in realtà, da quando il card. Ruini ha lasciato la presidenza – tanto che il direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei, mons. Domenico Pompili, ha fatto sapere a mezzo stampa che le manovre di Bertone sono «un’ingerenza vaticana nelle cose di competenza della Chiesa italiana». Ovvero la politica.

 

«Il programma politico è la Dottrina sociale»

Lo scorso 19 luglio, in un albergo romano, un’ulteriore iniziativa, questa volta promossa dal Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro, un cartello inizialmente formato da Cisl,  Compagnia delle Opere (il braccio economico di Comunione e Liberazione), cooperative bianche di Confcooperative, Movimento cristiano lavoratori e Confartigianato, a cui successivamente si sono aggiunte le Acli e la Coldiretti. Aderiamo «con convinzione e determinazione all’appello del papa e dei vescovi per un impegno fecondo dei cattolici rivolto al rinnovamento morale e civile della politica nazionale», hanno detto le associazioni che hanno presentato il loro Manifesto per la buona politica e il bene comune – che godrebbe anche del favore di Giulio Tremonti e di Maurizio Sacconi – in cui sono espressi i punti fondamentali di un programma in linea con le direttive ecclesiastiche, che si richiama esplicitamente «ai principi della Dottrina sociale della Chiesa» e alle «encicliche papali»: difesa della persona «nella nascita, nella salute e nella malattia», ovvero i cosiddetti valori non negoziabili cari alle gerarchie; sostegno economico alle famiglie; miglioramento del sistema di istruzione «valorizzando la pluralità delle offerte formative», ovvero scuola privata; sussidiarietà «per un welfare moderno», fatto di meno intervento statale e più mercato; costruzione di «un ambiente favorevole per le imprese», cercando anche di depotenziare la conflittualità sociale.

 

«Operazione anacronistica e clericale»

Rimangono fuori dal giro i cristiano-sociali e tutta l’area fedele ai principi del cattolicesimo democratico, contrari ad operazioni identitarie, soprattutto se eterodirette dalle gerarchie ecclesiastiche (v. Adista n. 49/11). E infatti i cattolici democratici di Agire politicamente «ritengono anacronistica dal punto di vista dottrinale oltre che storico la ricostituzione del partito unico dei cattolici – spiega il coordinatore nazionale Lino Prenna – e, mentre chiedono ai loro pastori di rimanere nell’ambito delle loro competenze, rivendicano l’autonoma responsabilità delle scelte politiche».

Dopo ferragosto, nel tradizionale Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, riprenderanno le trattative intorno alla “cosa bianca” (parteciperanno alla kermesse ciellina, fra gli altri, Enrico Letta, Raffaele Bonanni, Andrea Olivero, Roberto Formigoni, Giulio Tremonti). In autunno, poi, sono già in programma nuovi incontri. Allora si capirà meglio, forse, se la «semina» di questi mesi produrrà la «raccolta» auspicata dalla Binetti. (luca kocci) 



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