DOC-2381. ROMA-ADISTA. Se, come affermava Gandhi, «la fame è un insulto: umilia, disumanizza, distrugge il corpo e lo spirito, è la situazione più assassina che esista», il mondo non sembra troppo colpito da tale offesa. Nell’indifferenza quasi completa della comunità internazionale, la carestia che ha colpito il Corno d’Africa raggiunge una nuova regione della Somalia, quella di Bay, una delle zone più produttive del Paese. Negli ultimi otto mesi i somali bisognosi di aiuto sono passati da 2,4 a 4 milioni, tre dei quali concentrati nel Sud del Paese. E sono 13 milioni di persone in tutto il Corno d’Africa a soffrire le conseguenze della peggiore siccità degli ultimi 60 anni nella regione (ma, molto oltre la siccità, le conseguenze, per dirla con le parole di Eduardo Galeano, di un «sistema assassino che uccide gli affamati invece di uccidere la fame»). Secondo l’Onu, servirebbero almeno 2.500 milioni di dollari per attenuare la crisi, a fronte degli appena 1.100 finora raccolti. Tenta di mobilitarsi l’Unione Africana, sebbene il contribuente più generoso, la Libia, sia fuori gioco a causa della guerra. Arrivano, al solito, con il contagocce gli aiuti dei Paesi ricchi. Ed è così che la solidarietà giunge proprio dai più poveri, come gli abitanti sotto assedio di Gaza, secondo quanto racconta sul sito della rivista statunitense CounterPunch il 16 agosto scorso, il giornalista e scrittore palestinese Ramzy Baroud. Di seguito il suo intervento. (claudia fanti)